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Precarietà della vita, come cambiano le nostre vite e il senso di incertezza

di Franco Plutino

Un incredibile dramma a spirale ci sta colpendo tutti. Migliaia di persone devono vivere il contagio nella solitudine, in tanti morire. È una tragedia che sconvolge la vita sia delle persone che di intere comunità e delle istituzioni, fino ai più alti livelli.

Un virus subdolo e ancora incontrollabile ha abbattuto i confini nazionali, colpisce tutti i continenti e tutte le fasce sociali, cogliendo impreparati e inondando il mondo di interrogativi e insicurezze.

Credevamo che l’evoluzione tecnologica e il grande sviluppo scientifico in ogni campo, anche nella genetica con interventi perfino sul DNA, ci avessero ormai collocati in posizione di dominio, di intoccabilità, in una sfera quasi di immortalità, mentre riprende oggi attualità il “mito di Icaro”, l’uomo che ha saputo osare ma l’arroganza l’ha portato alla morte.

Da anni il contesto economico e geopolitico ha dettato le priorità alla vita comune e posto in dubbio le certezze su cui facevamo affidamento. L’epidemia di oggi, brutale e spietata, non ancora imbrigliabile e di cui non sappiamo la durata, getta ulteriormente tutta l’umanità in una incertezza esistenziale che dovrebbe farci girare pagina e chiudere un’epoca.

La nostra vita non sarà più la stessa. Non potrà essere più la stessa.

Il modello di sviluppo fin qui seguito sta mostrando nuove gravi fragilità. Il nostro benessere è da tempo attaccato dalla precarietà, dai cambiamenti del mondo del lavoro, dalla trascuratezza delle protezioni ambientali, dall’individualismo, dall’esagerata aggressività della lotta politica e da istituzioni troppo sbilanciate su economia e finanza, spesso pronte a tagli alla socialità. L’emergenza che viviamo rende urgente rafforzare lo Stato sociale, cogliendo l’occasione di questo smarrimento sanitario mondiale per mettere a punto un nuovo modello con un’altra scala di priorità: la sicurezza sanitaria, la promozione sociale, culturale, educativa, scientifica, orientata al benessere comune, creando nuova e diffusa occupazione su modalità umanamente sostenibile. Le nazioni hanno bisogno di spirito di cooperazione e fiducia globale e tutti noi vorremmo un utilizzo delle tecnologie per fare comunità e non per isolare.

Lo “slancio vitale” di cui siamo dotati per fortuna dalla natura fin dalla nascita, spinge l’umanità oltre gli ostacoli e perfino oltre la morte. Siamo in emergenza personale e collettiva. L’incertezza è al massimo ma già sappiamo che la nostra vita cambierà perché vogliamo vivere e seguire una scala di priorità diversa, intensificando le relazioni, coltivando gli affetti, rigustando i ritmi lenti della quotidianità, facendo la nostra parte nella riorganizzazione della società più a dimensione umana per un benessere collettivo.

Gli Stati e le istituzioni potranno continuare, dopo il Coronavirus, come se niente fosse successo? Sarebbe imperdonabile perdere l’occasione, drammaticamente messa sul tavolo da questo terribile segno dei tempi, per cambiare rotta e dare un equilibrio alle multiformi attività umane mettendo al centro la persona, o meglio “le persone”.

Come sarà riconfigurata l’attività produttiva? Come cambierà il lavoro? Come saranno le cooperazioni internazionali? Si parlerà ancora di sovranismo? La corsa agli armamenti potrà continuare come finora e sottrarre risorse ad altre urgenze? L’economia e la politica saranno più attente alle povertà e alle diseguaglianze? Bisognerà vigilare insieme con tutti gli strumenti della democrazia.

Noi, per adesso, manteniamo e rafforziamo la speranza e la fiducia. Facciamo la nostra parte restando a casa secondo le disposizioni ricevute. Riassaporiamo ritmi lenti di vita che ormai non conoscevamo più: si possono comunque ancora fare tante cose utili. Rigustiamo le relazioni con i nostri cari, con gli amici e le persone del mondo che ci circonda, anche se per forza di cose a distanza.

Speriamo finisca presto. Speriamo si riducano presto le sofferenze e si debelli un mostro che appare sgusciante ed imprendibile, grati a quanti operano perché questo avvenga.

La vita comunque non sarà più la stessa. Dovrà essere migliore. Ce la faremo.