di Cinzia Tarducci
Il settore della ricerca scientifica è rimasto aperto anche durante il lockdown. Il lavoro nei laboratori di ricerca farmaceutici già da diversi anni è affidato a robot. La figura del ricercatore con il camice al banco del laboratorio è ormai superata, visto che la maggior parte degli scienziati che si occupa della ricerca dei nuovi farmaci si limita a mandare istruzioni agli strumenti o ad analizzarne i dati da un computer. Precedentemente alle misure governative dei singoli paesi, la maggior parte dei Big Pharma aveva chiesto ai propri dipendenti di recarsi in laboratorio o in ufficio solo quando strettamente necessario e di lavorare da casa. Fatto che si è rivelato sorprendentemente per tutti semplice e produttivo.
Ci sono sicuramente svantaggi nel lavorare da casa, ma parlando con i diretti interessati in molti si chiedono se sarà possibile ritornare negli uffici e nei laboratori. Lo smart working ha sicuramente i suoi lati positivi.
Il primo è la riduzione degli spostamenti. Forse in Svizzera, nella quale le distanze sono brevi e i trasporti pubblici funzionano, recarsi sul luogo di lavoro non è un problema. Ma in aree come San Francisco – uno degli hub mondiali delle biotecnologie dove si trovano, tra gli altri, un importante centro di ricerca Novartis e la sede principale della Roche-Genentech – gli spostamenti personali richiedono anche due ore per ogni tragitto. C’è chi si reca in ufficio alle 4 del mattino per evitare il traffico! E oltre al tempo personale dobbiamo considerare il guadagno per l’ambiente! Meno spostamenti = meno inquinamento=minori emissioni di CO2. Il lavoro da casa potrà essere anche uno strumento utile nella fase di ripresa dopo il lockdown e prima del vaccino. Permetterà di ridurre il numero di persone che usano i mezzi pubblici e il traffico di quanti non vogliono usare i mezzi per paura di essere esposti al virus.
Il secondo aspetto positivo è la possibilità di investire il tempo ritrovato su noi stessi. Possiamo dedicare più tempo alla vita familiare, ad accompagnare o riprendere i figli da scuola, diluire nel corso della settimana tutte quelle attività che si concentravano nei weekend. Questo «rallentare» dei nostri ritmi ha sicuramente i suoi lati positivi. Ci lascia disorientati all’inizio, ma porta sicuramente a un miglioramento della qualità della vita a lungo termine.
Infine, con il telelavoro si instaura un rapporto di fiducia con il datore di lavoro, focalizzando l’attenzione sui risultati piuttosto che sul tempo che una persona passa in ufficio. Vari studi hanno dimostrato che questo può migliorare la produttività e la creatività. Si tratta di un fattore particolarmente importante nell’ambito della ricerca.
Insomma, le grandi aziende del farmaco pur nel lockdown continuano la ricerca di nuovi farmaci e vaccini. I primi risultati sono già riscontrabili. La Roche lancerà tra poche settimane un test sierologico approvato dal mercato e continua la ricerca perché il suo farmaco anti-artrite Actembra dimostri l’efficacia nella cura dei malati più gravi di Coronavirus.