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IMU: un passo indietro. La palla passa ora ai Comuni

di Alessio Tacconi –

 

Un’abitazione in Italia posseduta da un italiano residente all’estero viene, secondo le leggi vigenti, sempre considerata “seconda casa”, anche se il proprietario non è in possesso di nessun altro immobile né in Italia né all’estero. Lo Stato italiano considera, infatti, “prima casa”, esente dal pagamento IMU, solamente quell’abitazione in cui il proprietario ha regolare domicilio e residenza. Questo, naturalmente, non può succedere quando la residenza è all’estero.

Questa norma, come sappiamo, viene da sempre considerata discriminatoria da tutti i connazionali emigrati che hanno voluto investire i loro guadagni in una casa in Italia, per mantenere un legame con le proprie origini e passarvi almeno alcune settimane di vacanza.

Dal 2015 si era introdotta l’esenzione al pagamento dell’IMU per i cittadini italiani iscritti all’AIRE e titolari di pensione estera. Con questa misura si era inteso, in qualche maniera, riconoscere un risarcimento morale a chi ha dovuto affrontare i sacrifici dell’emigrazione per mancanza di valide alternative di vita in patria.

Dal 2020, purtroppo, questa esenzione è stata cancellata, poiché l’Unione Europea ha segnalato all’Italia che la misura introdotta non rispettava il principio di non discriminazione, agevolando esclusivamente i cittadini italiani residenti all’estero e non anche quelli comunitari in possesso di un immobile in Italia.

Il Parlamento italiano, di fronte a tale rilievo, poteva, a mio parere procedere in due modi: individuare il numero delle case possedute in Italia da cittadini appartenenti agli altri stati europei e capire se il costo della potenziale esenzione IMU su di esse fosse ragionevole e sostenibile dalle casse dello Stato, oppure cogliere l’occasione per eliminare, in modo definitivo, una norma spesso malvista da chi non ha mai conosciuto il mondo dell’emigrazione italiana all’estero.

Avremmo preferito, naturalmente, vedere un impegno collettivo per percorrere la prima strada, purtroppo si è preferita la seconda. Il Parlamento ha deciso di riportare le lancette indietro di qualche anno, dimenticando la lunga storia dell’emigrazione italiana e i milioni di connazionali residenti all’estero che non vogliono dimenticare la loro terra di origine. Mi auguro di sbagliare ma, dopo questa decisione, la nostra impressione è che, d’ora in poi, sarà estremamente complicato convincere lo Stato italiano a considerare di nuovo percorribile la strada di una esenzione, totale o parziale, dal pagamento dell’IMU per gli italiani all’estero. Ogni decisione in tal senso, infatti, potrebbe scontrarsi con un nuovo rilievo tecnico da parte di Bruxelles. In futuro, quindi, la questione IMU non potrà più essere argomento da sventolare a cuor leggero per facili e gratuiti consensi elettorali, e tutti gli addetti ai lavori dovranno ben guardarsi da allettanti quanto illusorie promesse se le stesse non saranno suffragate da uno studio accurato sulla reale fattibilità dal punto di vista giuridico e sui costi dell’eventuale esenzione e sulla relativa copertura finanziaria.

Fortunatamente, una prima soluzione, seppur parziale e migliorabile, esiste. Dal 2020 i comuni italiani hanno nuovamente la possibilità di decidere, in autonomia, se e in quale misura introdurre esenzioni IMU sugli immobili del proprio territorio comunale. Per la prima volta, addirittura, potrebbero essere esentati dai pagamenti anche gli edifici di lusso. Sappiamo che molti comuni in Italia hanno numerose comunità di concittadini residenti all’estero, che spesso tornano a ripopolare il paese durante i periodi di vacanza, riportando nel proprio territorio risorse altrimenti assenti. Molte volte i legami familiari e di amicizia rimangono solidi, e forte resta anche l’apprezzamento di chi rimane nei confronti di chi è emigrato, ma ha voluto, comunque, mantenere la propria casa nel paese d’origine. A tutti i lettori consiglio, dunque, di prendere contatto il proprio comune d’origine per spiegare al proprio sindaco e alla propria giunta che il mantenimento dell’esenzione per i propri concittadini residenti oltre confine sarebbe estremamente importante per l’intera comunità, sia dal punto di vista sociale che da quello economico. Infatti, oltre a mantenere vivo il legame con la propria terra, si contribuirebbe a rallentare, se non ad evitare, il preoccupante e costante spopolamento dei piccoli paesi italiani, che rimarrebbero vivi e vissuti da chi, tornando per poco o per sempre, vuole tenerne viva la lunga storia e gli antichi splendori.